CHROMA
artecontemporanea
Celico, via Aldo Moro N. 26
Tel. 0984/431620
e-mail:
chroma@tiscali.it

CHROMA: TRA SOGNI ED UTOPIE…
Diario tra parole ed immagini
L’ospitalità è, ormai, una rara forma di socializzazione. Si scopre, giorno dopo giorno, la bellezza della nostra lingua. Per esempio, la parola “ospiti”, sebbene usata in modo restrittivo, designa sia il padrone di casa che ne apre le porte, sia la persona che vi accede: nel momento in cui lo straniero penetra a casa mia diventa mio consanguineo, quindi siamo uguali.
Mi piace ospitare ed essere ospitato.
Sarebbe bello trovare dei posti, in qualunque luogo, dove si potesse soggiornare senza spendere un euro, portare e pigliare esperienze per farne tesoro, come i piccioni viaggiatori, erranti uccelli portatori di messaggi.

La storia che sto per raccontarvi parla proprio di questo, di ospiti e di ospitanti che, in apparente sordina, hanno contribuito ad impreziosire il nostro territorio, la nostra periferia, la nostra regione.
Sono un artista e vivo a Celico, piccolo agglomerato urbano, in provincia di Cosenza, 3000 anime, 12 chilometri da Cosenza e 1.300.000 metri (unmilionetrecentomilametri) da Milano.

Nel 1980, dopo aver terminato gli studi all’Accademia di Belle Arti di Roma, ritorno in Calabria e decido di viverci e lavorare. L’emigrazione culturale, a lungo perseguita e raggiunta da molti miei coetanei, non ha minimamente sfiorato i miei interessi. Ma tutto era difficile e tutto diventa una sfida in questa periferia di una remota provincia italiana. Gli umori e gli intenti, quelli DISINTERESSATA-MENTE privati, sembrano essere cambiati. Il “nostro” margine è diventato, finalmente, vivibile. Le Istituzioni pubbliche, governate da “riscaldatori di poltrone”, (a parte qualche rara eccezione), vedono nelle varie sagre eno-gastronomiche il raggiungimento di “alti eventi culturali”.
Ho preso coscienza della mia “marginalità” e invece di piangermi addosso mi sono rimboccato le maniche ed ho iniziato a lavorare, promuovendo e realizzando eventi d’arte (A COSTO ZERO). Ho tentato di creare quegli interessi, quelle metodologie e quelle didattiche artistiche che mancano alle nuove generazioni operando su tutto ciò che, in definitiva, è mancato alla mia/nostra disincantata fanciullezza.Finalmente mi sento appagato e autonomo, indipendente da tutto e da tutti, libero e fiero di vivere e lavorare nella e per la nostra Periferia. Oggi mi sento al "centro", convinto come sono che non esistono più Periferie e Centri fisici ma fortemente consapevole dell’esistenza, solo, di Periferie e Centri mentali. L’artista può sentirsi solo a New York e contemporaneamente avere stimoli nella sua Periferia.
CELICO-NEW YORK, nessun problema, basta essere veloci con il cuore e con la mente.
Nella nuova geografia fatta di cavi e informazioni il sociologo MANUEL CASTELLS dice che “lo spazio dei flussi non è privo di luoghi, ridefinisce la distanza ma non cancella la geografia. Dai processi simultanei di concentrazione spaziale, decentramento e connessione, elaborati incessantemente dalla geometria variabile dei flussi informazionali globali, emergono nuove configurazioni territoriali”.
Da un po’ di anni a questa parte insieme ad un altro artista “marginale” ma non “emarginato”: CLAUDIO ANGIONE, abbiamo "prodotto" eventi d’arte, con lo scopo di educare le nuove generazioni alla lettura, alla conoscenza ed alla promozione dell’arte contemporanea.

Sognare è una cosa piacevole, non costa niente e poi rassicura. Gli artisti in provincia sognano ad occhi aperti, specialmente quando vivono in periferia e si scontrano quotidianamente con problemi legati alla incomunicabilità del territorio. Noi apparteniamo a questa categoria.
In un momento di sconforto sognavo e riuscivo a vedere la mia Abitazione – Studio trasformata in un luogo dove poter interagire con opere e con personalità di altri artisti.
Nel 1998 il sogno diventa realtà e prende il nome di “Ospiti: metafora di una profezia”. Una serie di incontri ed installazioni svolti nella mia abitazione. Per sei mesi, il mio “contenitore abitativo”, è diventato un luogo di incontro per artisti di rilievo internazionale e :

Cesare Pietroiusti,

Eva Marisaldi più dodici artisti,

Giuseppe Mazzi o Massi,

Bruna Esposito (Leone d’oro alla Biennale di Venezia del 1999)

Josephine Sassu,

Stefano Arienti e

Giulia Caira
si sono confrontati con il mio “umile” e periferico spazio. Il titolo dell’evento è la metafora di una profezia del visionario e profeta Gioacchino da Fiore (Celico 1130-Pietrafitta 1202) il quale profetizzò che Celico sarebbe diventato un porto di mare dopo che cataclismi e nubifragi avrebbero dirottato il mare proprio nel posto in cui ho deciso di costruire casa.

Da questa e da altre varie esperienze nasce l’associazione culturale CHROMA – artecontemporanea, ed è l’occasione per dare vita al progetto “VIA – eventi d’arte contemporanea sulla tratta ferroviaria Cosenza - Camigliatello”.

Gli eventi segnano un punto fermo sulla cosiddetta “Arte relazionale” sfociata successivamente, su invito del compianto direttore Harald Szeemann, nell’esperienza di “Oreste” alla 48° edizione della Biennale d’arte internazionale di Venezia. Il progetto Oreste è nato nel 1997 con l’intenzione di mettere in comune risorse, qualità, esperienze e disponibilità, proponendosi di creare e stimolare occasioni di conoscenza, incontro tra diverse realtà italiane. Il progetto Oreste ha realizzato residenze estive, laboratori, riunioni, viaggi, convegni, discussioni via voce e via e-mail, libri fino al 2001.

Il progetto “Ospiti” diventa così un punto di riferimento per la didattica dell’arte contemporanea e CHROMA, forte di tutto ciò, passa alla progettazione della seconda edizione.

Rispondono all’invito gli artisti:

Sabrina Mezzaqui,

Radio Rebelde,

Gea Casolaro,

Francesco Impellizzeri,

Isabella Puliafito,

Matilde Domestico e

Paola Gandini.
La novità di questa edizione e che gli artisti, su richiesta di CHROMA, hanno lasciato in dono una traccia del loro “approdo” in terra pre-silana, ovvero: progetti di opere installative permanenti site-specific per il nascente MUSTER (museo territorio).

Federica La Paglia, giornalista e critico d’arte in un articolo apparso sulla rivista Next Ext N. 34, novembre 2005 parla di CHROMA , di “Ospiti” e delle sue utopie e così descrive questa realtà: “ ….sempre al sud, ma in un contesto decisamente diverso, opera l’associazione CHROMA artecontemporanea. A Celico, in provincia di Cosenza, l’utopia assume le dimensioni di una piccola residenza per artisti, in una casa trasformata nel Bed and Breakfast nato proprio per far fronte alle spese di un’operazione che, in ogni caso, grava sul budget familiare degli ideatori della rassegna Ospiti.

Alfredo Granata e Claudio Angione, in un “villaggio sperduto tra i monti della Sila”, invitano a un lavoro di relazione con lo scopo di far interagire gli artisti con un territorio “che fa della memoria antropologica il massimo della contemporaneità” dice Alfredo. Nel corso della breve residenza, gli artisti sono invitati a illustrare il loro lavoro e a discuterne con chiunque voglia partecipare all’incontro.

E in tali occasioni “si muovono da molte province calabresi”- continua Granata – e infatti, ci dice Gea Casolaro ospite nel giugno scorso: “il primo giorno a Celico ero una straniera ma dopo un paio d’ore in giro con Alfredo Granata mi sono sentita davvero a casa con tutti che mi salutavano come se fossi stata in quel luogo da sempre” e continua “gli incontri, i racconti, le discussioni, panorami ed i piccoli dettagli mi hanno suscitato una serie di riflessioni che continuano ad accompagnarmi”.
Il primo mattone del museo l’hanno messo proprio Claudio e Alfredo – anche loro artisti- con due opere nel piccolo borgo di San Benedetto in Guarano. Per il resto, stanno raccogliendo il materiale dei loro ospiti. Tra gli altri anche Gea Casolaro ha proposto un progetto: un intervento sul viadotto che attraversa Celico passando davanti alle finestre della scuola elementare “schiacciandola”.
Che l’arte funzioni davvero?”



Nel frattempo CHROMA a.c. diventa punto di riferimento anche fuori regione. Entra in rete con l’associazione culturale START, operante a Roma, e diventa consulente per la Calabria di una grande mostra tutta al femminile dal titolo Dissertare/disertare presso il Centro Internazionale per l’Arte Contemporanea di Genazzano (Rm), la mostra, sintesi del lavoro svolto da 12 Associazioni culturali e 11 curatori indipendenti, si avvale della consulenza scientifica della sovrintendenza alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma. Nel 2008 CHROMA è invitata alla mostra: LA FORZA DEI LEGAMI DEBOLI a cura di Giaia Cianfanelli e Caterina Iaquinta in occasione del Premio Mauro Manara presso la Galleria d'arte contemporanea di Castel San Pietro Terme (BO) - 24 maggio - 21 giugno.







In cantiere la terza edizione di Ospiti e già ai nastri di partenza.
Per l’anno 2008/2009 la protagonista sarà la critica d’arte e sette tra i principali critici d’arte della nuova generazione si confronteranno con un territorio al margine, libero, ormai, da complessi di varia natura. L’utopia e i sogni a lungo inseguiti sono ormai diventati, per CHROMA artecontemporanea, una splendida realtà e la stessa offre, disinteressatamente, un “servizio” che fa dell’arte una medicina per lo spirito di tutti gli abitanti del territorio calabrese.

Chroma artecontemporanea, settembre 2006
Info: chroma@tiscali.it
tel. Claudio Angione: 0984/446954 Alfredo Granata:0984/431620
Sarà inaugurata sabato 09 febbraio 2008 alle ore 17,30 la presso la sede dell'Istituto Comprensivo Statale “Abate Gioacchino” di Celico la GaDAC, acronimo di Galleria Didattica Arte Contemporanea.Interverranno: Massimo Ciglio, dirigente scolastico; Alfredo Granata, artista di Chroma artecontemporanea; Roberta Scarpelli, storico dell'arte; Lugi Corrado e Rosi Cannata, rispettivamente, Sindaco e Assessore alla Cultura del Comune di Celico.L'associazione culturale CHROMA artecontemporanea attiva da piu' tempo nel territorio per lo studio, la valorizzazione e la didattica dell'arte contemporanea, ha deciso di donare all'Istituto Comprensivo Statale “Abate Gioacchino” un congruo numero di opere pittoriche di artisti, tra i piu' apprezzati, del territorio calabrese e nazionale.Le opere realizzate dagli artisti: Claudio Angione, Maria Brunetti, Pasquale Maria Cerra,Giuseppe Filosa, Alfredo Granata, Francesco Impellizzeri, Gaetano Marchese, Sabrina Marotta, Mario Mauro, Mario Naccarato, Pino Pingitore, Tommaso Pucci, Tonino Pugliese, Radio Rebelde, Vito Scrivano, Antonio Saladino, Giovanna Sgambelluri, Giuseppe Valentino e Gianni Verdiglione, tutte di grande formato, saranno esposte permanentemente nella sede dell'Istituto scolastico. Le stesse rappresenteranno un valido biglietto da visita per tutti coloro che vorranno visitare il territorio pre-silano.Come mai Chroma A.C. ha deciso di donare questo importante patrimonio all'Istituzione scolastica?Lo abbiamo chiesto ad Alfredo Granata, artista nonché portavoce di Chroma che cosi' ci ha risposto: “CHROMA non è nuova a queste iniziative. Dopo l'invito, nel 1999, alla 48° edizione della Biennale d'arte di Venezia è maturata la necessità di far nascere un'associazione culturale con l'intento di promuovere il territorio pre-silano usando il medium dell'arte. Nasce così CHROMA e Celico diventa un punto di riferimento per le arti visive grazie ad eventi culturali di alto spessore. Le rassegne: “Ospiti: metafora di una profezia” si sono consolidate diventando un appuntamento fisso annuale. Tutto cio' ha permesso di invitare e portare a Celico il meglio dell'arte contemporanea nazionale. Molti di questi artisti hanno deciso di lasciare un segno tangibile del loro passaggio donando all'associazione importanti opere. Nel 2007, vista la sensibilità dimostrata dall'attuale dirigente Scolastico Dott. Massimo Ciglio e dal Consiglio Scolastico d'Istituto, Chroma decide di donare tutto il patrimonio alla collettività per fare in modo che le nuove generazioni abbiano educazione, rispetto e didattica all'immagine, fattori importanti che sono mancati alla nostra generazione. E c'è di più'.... gli artisti, autori delle opere, transiteranno a turno nell'Istituto per avviare, appunto, laboratori didattici, interagendo sinergicamente, con gli studenti.Insegneranno loro di come si progetta e si realizza un'opera d'arte, di come l'arte possa diventare un mezzo per la tolleranza e la pace, a guardare il mondo con poesia usando l'estetica e l'etica dell'immagine e a capire le realtà etniche che ci circondano. Tutto ciò con occhi diversi per dare il giusto colore e calore alla spiritualità delle cose”. Celico, con la nascita del GaDAC, si candida ad essere un punto di riferimento culturale non solo per la pre-sila ma di tutta la provincia cosentina uscendo da quel provincialismo di sagre e feste molto diffuse negli ultimi tempi, che non hanno contribuito e non contribuiscono, certamente, a quel riscatto socio-culturale che la nostra Regione rivendica da molto tempo.

Una giornata dedicata all'arte.
Giorno 04 giugno 2008, CHROMA, insieme agli studenti dell'Istituto comprensivo Statale “Abate Gioacchino” di Celico, ha srotolato sull'asfalto una tela di 25 metri facendone, come per incanto ad opera degli allievi, un capolavoro “effimero” di pittura. La magia del dipinto è durata poco in quanto una pioggia intensa ed insistente ha lavato, successivamente, tutta la superficie della tela.
Resta, comunque, la magia del manufatto. Tutti gli scolari hanno vissuto intensamente la mattinata dipingendo come grandi professionisti dando sfogo alla grande poesia cromatica che è in tutti loro.
A seguire una sequenza fotografica dell'evento.






Galleria d'arte “Gradiva”, via Minzoni N.29, Cosenza – info: lucianalabrosciano@libero.it
presenta:
ALFREDO GRANATA
“Obbedire, credere, combattere,comprendere…”
OPERE RECENTI
dal 22/11/2008 al 05/12/2008 – Catalogo edito da Pubblisfera con testi di Claudio Angione, Simonetta Costanzo, Gianfranco Labrosciano, Alfredo Granata- consulenza e cura mostra: CHROMA artecontemporanea- Cosenza
Dopo dieci anni dalla sua ultima mostra personale Alfredo Granata torna ad esporre a Cosenza nella galleria “La Gradiva” di Luciana Labrosciano. La mostra si avvale di un catalogo, edito da Pubblisfera, che documenta la genesi dei lavori esposti con contributi di : Claudio Angione (Artista), Simonetta Costanzo (Psicoanalista), Gianfranco Labrosciano (critico e storico dell’arte) ed inoltre dello stesso Alfredo Granata.
In questa mostra vi è un tentativo di riappropriarsi di quel ruolo sociale e politico che apparteneva agli artisti e all'arte tout-court del secolo appena trascorso.

Gianfranco Labrosciano così scrive in catalogo:
L’urlo terrificante dell’artista gettato,sbaragliato, direi, in questo duro mondo d’inamovibili relitti d’inquietudine, è quello di chi sbava sudore e furore, lo schifo di un dolore grave e troppo a lungo trattenuto nelle viscere, nelle budella e dentro l’anima.
E’ l’atto, il fatto terminale di un lungo processo di lotta e resistenza di chi sputa, vomita, espelle la fame di vita con la brama di morte, di distruzione e di disperazione. E’ il fatto di una creatura celestiale divenuta bestiale, consumata e caduta, che esibisce le sue ferite mostrandosi nella sua intimità violenta, violentata e squarciata.
E’, in altri termini, la rivolta, una critica radicale che fa emergere un estremismo necessario e che superando la tradizione, l’abbraccio ossessivo e seducente della storia e della memoria s’immerge nel presente con tutta la forza dell’abbandono.
I freni inibitori sono crollati, la volontà tende a fare dell’artista un espulso della vita e tutto, in Alfredo Granata, la coscienza di sé, il tempo contingente, la religione e la ragione, persino le abitudini, si macera e si stritola in un istante, un solo istante di pienezza in cui quell’urlo chiede riposo, una tregua, una qualche forma di pacificazione, sebbene rabbiosa, che giustifichi l’eternità.
Ecco, questo penso che sia, tanto per cominciare, quest’urlo presentato con la pratica condotta dell’arte, col suo agire, col suo manifestarsi e col suo comportamento.

Si sente, osservando l’opera, una volontà di scatenamento, l’ansia di liberare la stratificazione di una situazione convulsa e lacerata a dispetto di una logica sempre più repressiva e di destabilizzare un ordine, un sistema costituito attraverso la rappresentazione di un malessere tanto trattenuto quanto dichiarato, tanto represso quanto urlato e manifestato fino all’indecenza, tanto lacerante e aggrovigliato quanto espressamente espunto.
Per questo più che di politica, allora, parlerei di nausea, di aperta ribellione per sfinimento, di un conato incontenibile e uno scoppio strepitoso, di una brutale rottura e di un principio di suicidio, di sacrificio, penitenza, espiazione e purificazione.
E’ una sorta di solitudine inalienabile, una specie di condanna definitiva, lo specchio di un mondo senza uscita.
Ma è davvero così?
Tutto sembrerebbe confermarlo.




obbedire, credere, combattere, comprendere...


La Madonna rovesciata, sinistramente avvolta dal sigillante siliconico sembra resistere, col suo irreversibile invecchiamento, al suo stesso motto di sempre, che induce a credere. Gli aghi acuminati di reperti antropologici palesano l’estrema pietas di chi è da sempre costretto a obbedire senza rimedio. I calchi dei denti sono la sintesi, la smorfia e la resa di chi altro non ha fatto che combattere.
Alla fine solo l’urlo rimane contro la grassezza enfatica della vita.
Un urlo che nel prosieguo della rappresentazione diventa scopertamente quello dell’artista, di Alfredo intendo, come a specificare che era lui stesso a urlare nelle precedenti immagini, per chi ancora non lo avesse capito.
Insomma, la narrazione fortemente personale e autobiografica di una crisi irreversibile e senza rimedio.
Senonché irrompe, nelle quinte di questo teatro inconsolabile, una sorta di devianza, di erranza intenzionale grazie alla quale s’intravvede una via, un sentiero praticabile di riscatto.
E’il verbo comprendere, l’azione possibile suggerita come pratica di reazione a quell’urlare di denti e di budella di chi è dovuto morire come genere per rinascere come Uomo, per ritrovare un moto di sintesi e un’impennata di speranza che gli consenta, alla fine, di continuare a esserci nonostante tutto, a duplicare la coscienza infelice nelle sue contraddizioni e continuare a vivere.
Certo, è una lunga riflessione che presenta diverse sfaccettature e angolazioni, a cominciare dalle provocazioni e dalle risposte politiche che è capace di suscitare.

Da questo punto di vista, anzi, è chiara la posizione dell’ artista impegnato sul versante della coscienza collettiva e della sua azione come prolungata accettazione e comprensione dell’altro, del diverso ideologico, ed è come se nella stessa opera al tempo dell’arte si sostituisse, quasi per germinazione spontanea, un tempo della politica che recupera in vista del futuro le ragioni della storia, della collettività e della memoria.
Ed è sotto questa angolazione, forse, che va trovata la chiave di volta dell’intera opera, poiché Comprendere, allora, diventa una specie di manifesto, una prospettiva e un programma per la lettura della storia passata che ingloba prepotentemente quella presente e degli anni a venire.

E’ “L’apologia della storia” di Marc Bloch, direi per concludere, che si afferma prepotentemente come corollario dell’opera dell’artista che non si chiude per nulla, ma rifiuta e supera il suo stesso urlo egocentrico nell’azione intellettuale dell’amore o dell’amicizia e trova la strada maestra per immettersi, con tutte le correnti del suo fiume personale, comprese quelle della rivolta, nel grande mare della storia e dell’umanità.
Sul piano formale si tratta di un’opera intrigante che ha radici solide nell’avanguardia storica e nella vasta area della migliore sperimentazione e ricerca del secolo appena trascorso, e i riferimenti possono essere i più svariati.
E’ un’opera che reca come intrisa la realtà indissolubile del passato anche riguardo alla storia dell’arte. Ci sono i catrami di Burri,l’arroventata materia di un Kounellis e i terrificanti stravolgimenti di un Bacon, per intenderci,su queste raggelate pareti di amarezza che, come una grande e immensa texture, ripetono sine die quell’unico, Munchiano urlo intrattenibile.
Ma soprattutto c’è lui, l’artista, che si fa carne e sangue del tempo, dell’attimo bloccato nel lampo di una macchina fotografica che gli consente sia di scendere nei gorghi paludosi e nei meandri melmosi della sua passività, che di emergere in superficie con tutta la forza catartica della sua umana, generosa fertilità.
